Nove fasi dell’elaborazione di una canzone.

1. Dal nero
Le idee sono disordinate su un tavolo, sono appunti, pensieri, foglietti di strategie oblique, note audio, moleskine di scritte disordinate, spunti senza alcun legame tra loro, disarmonici, discordanti. Sono giri di chitarra, il mio strumento, che partono e non arrivano. Sono versi molto corti di immagini spezzate. Sono titoli sparsi, ricordi, sogni, melodie che si intravedono in una nebbia in cui mi sento perso, con un accenno di disperazione, di non sapere dove andare, dove voglio arrivare. E’ il foglio bianco o sono i troppi fogli. La canzone da qualche parte c’è, ma bisogna cercarla.
2. In germe
Un’ispirazione vince sulle altre. E’ quella che mi si adatta di più nel momento in cui la scelgo. E’ un seme che va chiaramente innaffiato. Non posso condividerlo con nessuno perché è talmente piccolo che non può essere compreso, non si può già sapere cosa ne nascerà. A guardarlo gli occhi mi si illuminano. E’ un uovo da covare che ho paura di infrangere, di far crescere male. La chiamo “idea in germe”, e mi capisco da solo.
3. Mutamento
La fase che preferisco, quella che mi stupisce e lascia a bocca aperta tutte le volte. E’ una fase che si può saltare, ma è così bella. Richiede molto tempo e ostinazione. L’idea viene rimescolta, rilavorata a lungo, guardata sotto tutti i punti di vista. Necessita la non affezione: l’idea va perfino odiata, rivoltata al contrario, va abbandonata finché non ricompare sintetizzata in un’idea nuova e più forte. Mi affascina tutte le volte notare la trasformazione radicale rispetto all’originale. Mi capita di tornare sui primi memo audio e fare fatica a riconoscere l’originale ed amare così tanto il nuovo nato.
4. Apprendimento
Di questa fase mi sono reso conto recentemente. L’idea nuova e forte prende vita propria. Cammina con le sue gambe, anzi inizia a correre. Non sembra neanche più mia, prende la forma di una canzone che devo imparare, come fosse stata scritta da un altro. Me la canto come avessi uno spartito già scritto davanti, ed è palese dove sto sbagliando e dove la sto interpretando correttamente.
5. Ossessione
Canticchio la canzone in continuazione, mille volte mentre mi addormento, mille volte appena sveglio. E’ facile che a questo punto abbia già steso una registrazione e che cominci ad ascoltarla più volte, ad ascoltarla troppo spesso, ad ascoltare solo quella, a volume troppo alto, che non è mai abbastanza alto, come se lo volessi assorbire di più, farla circolare al posto del sangue nelle vene. La canzone passa attraverso piccole trasformazioni, cercando la sua forma perfetta. In questa fase c’è il rischio che la canzone non veda la luce perché la ricerca della perfezione è una strada senza fine. Solo una scelta di modesta accettazione dei suoi errori mi porta alla fase successiva di…
6. Soddisfazione
La canzone è un pezzo fatto e finito, un pezzo di me. Penso che sia il pezzo più bello che abbia mai scritto, quello che mi rappresenta di più, ricco delle esperienze degli errori passati, proiettato su strade nuove (per me) che mi affascinano, che mi divertono.
7. Noia
Bello è bello eh, però basta. L’ho ascoltato troppe volte, così tante che non l’ascolto proprio più. Sono già con gli occhi sul tavolo delle idee sparse per una nuova canzone. Il pezzo mi è venuto talmente a noia che quasi dimentico che esista.
8. Separazione
E’ il momento di tagliare il cordone ombelicale e donare il pezzo al mondo così com’è. Il pezzo è mio ma non è più mio, attendo le critiche e le lodi per capire cosa mi aiuterà nelle prossime creazioni, e non per sistemare questo pezzo a cui ormai non voglio dedicare altro tempo.
9. Negazione
Questa fase subentra più tardi, quando di solito sono a una fase avanzata di gestazione di una nuova canzone. Il pezzo, ormai vecchio, non è più il migliore che abbia mai scritto, ne vedo i difetti lampanti, le fragilità, gli errori. Non mi rappresenta più, o non mi rappresenta abbastanza, non dice più tutto di me, che nel frattempo sono cambiato, sono attratto da nuove cose che vado ad esplorare in nuove canzoni, forte dell’esperienza delle incosistenze di questo pezzo.





